Punto di vista: mi vedi?

 

Da bambini giocavo a nascondino. Uno si girava, copriva gli occhi e iniziava a contare, altri si nascondevano meglio che potevano, nella speranza di non essere visti. Se scoperti iniziava una gran corsa verso la base. Il tutto secondo regole precise rispettate da tutti.

Da adulti dovremmo aver smesso e invece succede ancora, ma non è più un gioco.

Succede ancora oggi che “chi conta” volta le spalle e si copre gli occhi

Ma chi è invisibile non si sta nascondendo: spera di essere visto, chiamato, coinvolto nel gioco. Chi conta, spera non escano mai allo scoperto. Così troppi rimangono nei loro nascondigli senza che nessuno o quasi li vada a trovare e li chiami per nome.

 

Fuor di metafora: essere visti, cercati, trovati e portati ad una base è un bisogno essenziale nella vita di ognuno. Sapere che qualcuno ti pensa anche quando non ti vede, che fai parte della squadra, che c’è anche per te un posto sicuro, è fondamentale. Si chiama Accoglienza e fa parte delle regole.

Il contrario è l’esclusione: tu non puoi giocare, tu rimani nel tuo nascondiglio, tu non sarai cercato. È sleale.

Non essere chiamati a giocare insieme genera in ogni bambino un sentimento di esclusione, di senso di ingiustizia, che spesso diventa rabbia. Succede così anche quando si diventa più grandi. 

Ci vorrebbero oggi molti più adulti, meno impauriti, meno crudeli, meno disumani che hanno ancora voglia di giocare, con curiosità, non lasciando alcuno senza tana, chiedendo a chi c’è di giocare insieme nel rispetto delle regole: si chiamano diritti.

ph. Sabrina Bortolotti e Andrea Giacomelli

 

 

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