Dopo due anni di lavori, il 22 settembre con Comune di Trento e Provincia abbiamo inaugurato ufficialmente la nostra rinnovata sede storica di via Travai. Si ritorna a casa dunque.
Non è solo il ritorno in un contenitore, bello e rinnovato, ma è anche un rientrare nel luogo dove valori, stili, scelte individuali e collettive hanno preso forma, aprendo uno spazio alla città, mettendo al centro le periferie esistenziali.
Se come si dice, “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”, qui vale il contrario.
Grazie al Comune di Trento per aver seguito e gestito i lavori di riqualificazione e ristrutturazione di questo luogo fragile e prezioso;
Alla Provincia, per aver individuato la necessità di mettere mano a questa struttura e aver quindi destinato i fondi PNRR;
Al Consiglio di Amministrazione della cooperativa , per aver creduto e accompagnato anche economicamente questi tre anni di lavoro e di passaggio da via Travai e via Rosmini andata e ritorno.
Agli operatori ed ospiti del nostro Laboratorio di Falegnameria, per aver arredato gli spazi: c’è il lavoro e l’impegno di tante persone;
Agli operatori dell’Accoglienza, per lo sforzo di reinventare i luoghi e di offrire ogni giorno spazi fisici e relazionali di accoglienza. Per aver garantito accoglienza in un tempo in cui non era facile anche a causa della sostanziale inadeguatezza della struttura. Lo fanno ogni giorno, per accogliere chi vive in strada e non ha casa;
Grazie alle molte realtà con cui collaboriamo tutti i giorni nel tentativo di dare opportunità e garantire l’accesso a qualche misero diritto;
A tutti gli enti della filiera della bassa soglia, diurna e notturna, per il comune sforzo di rispondere al disastro che è la vita in strada.
Alla moltitudine di volontarie e volontari che ci affiancano tutti i giorni per garantire il servizio anche in questo tempo in cui la strada è affollata di persone.
Al quartiere che da quasi 50 anni ci ospita. A volte ci sopporta, a volte, anche spesso, comprende e ci guarda con rispetto ed affetto. Lo stesso che proviamo ad avere anche noi nei confronti di questo spazio allargato.
Ai nostri ospiti che abitano questi spazi che molti di loro considerano la casa che non hanno. Portano la loro forza, la capacità di resistere, la fatica, a volte l’angoscia ma anche tutta la loro umanità di persone troppo spesso non viste e non considerate. Grazie a chi comprende che questo luogo è una possibilità, per alcuni l’unica, che va protetta, trattata con cura, che si può usare ma di cui non è possibile abusare. Perché serve a tanti e per tanti rappresenta un fragile ma importante approdo.
Abbiamo inaugurato non solo un luogo quindi, un contenitore: cerchiamo di tenere bene a mente il contenuto, le persone, chi entra da questa porta perché ha bisogno e chi perché ci lavora. Non solo i muri hanno bisogno di attenzione e di cura e questa è una responsabilità individuale e collettiva a cui ognuno per la propria parte è chiamato a rispondere.
La porta: abbiamo voluto insieme rimanesse quella di 50 anni fa. La stessa porta. Perché aprendola nessuno dimentichi mai che, come ci disse don Dante, qui offriamo servizi ma soprattutto rispetto e cordialità. Solo così siamo e rimaniamo il Punto d’Incontro.
Rinnovare senza dimenticare
Che bello il Punto d’Incontro tutto nuovo!
La porta però è la stessa di sempre!
foto: Sabrina Bortolotti























