Che cosa significa sentirsi davvero benvenuti?
È una domanda semplice solo in apparenza, perché l’accoglienza non passa soltanto dalle parole, ha bisogno di un linguaggio più universale: sguardi, gesti, spazi che abitiamo e relazioni che sappiamo costruire.
Da questa domanda sono nati due laboratori di fotografia partecipata dal titolo “Tutti è il plurale di tu”, che a luglio hanno coinvolto alcuni ospiti con un obiettivo molto concreto: realizzare le immagini che accoglieranno le persone nella sala al piano terra della rinnovata sede di via Travai.
Non si tratta di una semplice decorazione.
Fotografie e lavori realizzati non sono stati pensati per rendere uno spazio soltanto più bello. Sono nati per dare un benvenuto profondo, autentico e universale. Un benvenuto creato dalle persone, per le persone. Un messaggio che possa essere compreso da chiunque, indipendentemente dalla lingua che parla o dal luogo da cui arriva.
L’idea nasce proprio dal significato della parola benvenuto: un saluto, ma anche un modo di far sentire una persona benvenuta, vista, riconosciuta, gradita. Per questo la fotografia è stata scelta come linguaggio universale, capace di raccontare l’accoglienza attraverso le immagini.
Guidati dalla fotografa Sabrina Bortolotti, insieme a Roberta Re e con il supporto di Andrea Giacomelli, i partecipanti hanno costruito un percorso fatto di ascolto, confronto e sperimentazione. I laboratori sono diventati uno spazio in cui osservare, lasciarsi ispirare da immagini, colori e parole, riflettere su cosa significhi sentirsi accolti e trasformare queste riflessioni in fotografie.
Le domande di partenza erano semplici ma non banali: Come vuoi essere visto? Quale gesto, quale oggetto rappresenta per te l’accoglienza? Che cosa ci fa stare bene, qui e altrove?
Tra fotografie, ritagli e colori, i partecipanti hanno costruito un immaginario comune, lasciandosi ispirare dalle esperienze di ciascuno. Hanno immaginato ponti e scale, simboli concreti di ciò che ogni giorno cerchiamo di fare: usare ponti e scale per raggiungere luoghi e persone. Perché l’accoglienza è, prima di tutto, un movimento verso l’altro.
Accogliendo le idee di tutti, che si sono intrecciate e fuse l’una con l’altra, hanno preso forma immagini nuove e potenti.
Un lavoro corale, dove ognuno appartiene all’opera di tutti.
È questo il significato più profondo del titolo del laboratorio: il “tu” non si perde nell’incontro con gli altri, ma trova nuovo valore nel “tutti”. Perché tutti è davvero il plurale di tu.
Durante il percorso è emerso con forza anche il valore della reciprocità. Chi ha proposto il laboratorio ha messo a disposizione strumenti, competenze e possibilità espressive; chi ha partecipato ha portato la propria esperienza, il proprio sguardo e la propria creatività. È stato uno scambio autentico, in cui ciascuno ha contribuito a costruire un luogo capace di far sentire l’altro visto, ascoltato, rispettato e, soprattutto, benvenuto.
Dare il benvenuto insieme è stato il vero risultato del laboratorio. Abbiamo scoperto che sentirsi accolti non dipende soltanto da un sorriso. Anche il linguaggio del corpo, un oggetto, una relazione tra più elementi o un’immagine condivisa possono comunicare a qualcuno: qui sei il benvenuto.
I lavori realizzati troveranno presto posto sulle pareti della sala al piano terra della sede di via Travai. Accoglieranno chi arriverà per la prima volta e chi quel luogo lo vive ogni giorno.
Anche uno spazio può accogliere. E quando a costruirlo sono le persone che lo vivono, quel benvenuto diventa qualcosa di più di un messaggio: un’accoglienza che continua ad abitare questi spazi e ad accompagnare ogni nuovo incontro.
Ti aspettiamo, sei il benvenut*.
“Esistere è occupare spazio, costruire spazio, inventare spazi, specie per chi occupa poco spazio”. – Maria Lai